A SAN GABRIELE DELL'ADDOLORATA

UNA PARROCCHIA VIVA E GIOVANE

 

 

martedì 01 marzo 2011

 

Dopo Villaggio Aldisio e Fondo Fucile, vi facciamo conoscere la realtà parrocchiale di una giovane parrocchia messinese, San Gabriele dell’Addolorata, fondata poco più di 25 anni fa, lungo la Nuova Panoramica dello Stretto che abbraccia diversi nuclei abitativi di questa parte della città in continua espansione edilizia. Parrocchia voluta con tutte le forze, grazie alla determinazione del suo Parroco-fondatore Padre Tonino Schifilliti come ama farsi chiamare, malgrado il suo incarico di Monsignore. Gli abbiamo rivolto alcune domande per capire meglio i rapporti con il territorio circostante che in questo caso risultano più complessi vista l’eterogeneità del luogo.

 

Padre Tonino da quanto tempo lei svolge opera di apostolato in questi luoghi?

 

Ho iniziato nella mia parrocchia di origine, Sant’Elena, dopo l’ordinazione sacerdotale nel 1973 come vicario parrocchiale a fianco dell’allora Parroco Padre Vincenzo Principato. Dopo Mons. Fasola ci diede anche questa Parrocchia, che ancora era da costruire. Per dieci anni ho celebrato messa in una bottega, rimanendo Vice Parroco a Sant’Elena, e poi nel 1985 una volta costruita la Chiesa  ho lasciato definitivamente Sant’Elena, per dedicarmi completamente a San Gabriele.

 

 

Ci spieghi le difficoltà riscontrate in questo posto e il bacino di popolazione che abbraccia…

 

Fino a due anni fa la popolazione si attestava attorno ai 2.500 abitanti, adesso penso che con le nuove palazzine create in questi ultimi anni arriviamo a circa 7.000 abitanti. Un notevole incremento demografico. Le nuove famiglie per avvicinarsi a San Gabriele, risentono del rapporto che avevano con la Parrocchia di origine. Dipende dall’aspetto affettivo e di impegno interno alla stessa Parrocchia. Altri si inseriscono e altri… il Signore li aspetta…  La vicinanza si esplica nella benedizione che facciamo all’interno dei nuclei familiari, donando il calendario con tutti gli appuntamenti annuali. E’ un modo per dire alle famiglie che siamo presenti. Riguardo alle difficoltà riscontrate sul territorio, sicuramente è un quartiere-dormitorio, in cui mancano strutture pubbliche come una piazza o punti di incontro. La Panoramica si estende in lunghezza, quindi le difficoltà sono per lo più per i bambini e gli anziani di recarsi in Parrocchia. C’è sempre la paura per gli scippi, di camminare la sera. Mancano, come dicevo, spazi in comune. E’ vero la Parrocchia è un punto di riferimento, ma in riferimento al cammino di fede. San Gabriele non dispone di spazi in sé. Per questo ho creato l’Oasi “Madonna del Sorriso” per acquisire altri spazi di aggregazione, di fraternità, di comunione e di sport. Per quanto riguarda invece le problematiche personali, la prima è la mancanza di lavoro in particolare per i giovani. Molti di loro sono costretti a partire. Spesso sono coloro che ci hanno aiutato in Parrocchia, ed improvvisamente scompaiono. Mentre quelli che rimangono anche se si trasferiscono in altre parti della città, giovani coppie che hanno fatto un cammino forte, ritornano. E’ l’effetto di quella affettività di cui parlavo prima. Questo è importante poiché la famiglia deve rimanere al primo posto nel cammino pastorale. In questi incontri, difatti, i giovani si confrontano tra loro stessi, per essere protagonisti in prima persona.

 

 

La partecipazione giovanile, quindi è forte?

 

Rispetto a quindici-vent’anni fa, come in altre Parrocchie, c’è stato un calo di presenze. I giovani di allora si sono sposati, hanno formato il gruppo famiglia. Però non c’è stato quel ricambio che invece c’era un tempo. D’altronde, dobbiamo riconoscere, che oggi l’impegno dei giovani in generale, non soltanto con Cristo, è andato scemando. Oggi manca l’identificazione, l’appartenenza. Una cosa che ci fa soffrire molto. Alcune volte riscontro una crisi d’identità. Ci accorgiamo che non sempre il linguaggio che i giovani oggi usano su Facebook,  è lo stesso che usano in Parrocchia. Dobbiamo aiutarli ancora di più, per raggiungere quella identità che li porta ad essere testimoni coerenti nel mondo, senza bigottismo.

 

 

Ci parli dell’Oasi “Madonna del Sorriso”…

 

L’Oasi è un sogno che avevo fin da giovane sacerdote. Ho sempre pensato ad un luogo di aggregazione, di formazione, di spiritualità, in cui si incontrano tutti, giovani, disabili, anziani. Naturalmente prima dovevo finire la Chiesa. Una volta terminata, nel 1985, mi sono buttato nell’apostolato. Già prima esisteva l’Azione Cattolica. La prima cosa che ho fondato in Parrocchia. Io stesso provengo dall’Azione Cattolica. Dopo, nei locali parrocchiali abbiamo accolto il Gruppo di “Rinnovamento nello Spirito”. A quel punto sentivamo forte il bisogno di evangelizzazione nelle famiglie. Per questo sono stato a Milano dove ho conosciuto l’esperienza delle Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione, dove mi sono recato con un gruppo di giovani e adulti della Parrocchia per imparare e conoscere meglio questo sistema. Lo abbiamo importato qui. Un sistema che funziona attraverso gruppi di laici che si incontrano tutti i giorni nelle case per condividere un cammino, seguendo l’ascolto del cd che contiene un messaggio del Parroco ispirato non solo alla Parola di Dio, ma anche su documenti della Chiesa, sulla pastorale del Vescovo. Sono ormai 21 anni che viviamo questa esperienza tramite un centinaio di persone sparse nelle varie case non solo della Panoramica. Nel 1995 ecco l’Oasi. Salendo dal torrente Pace, ho comprato con l’aiuto della Curia, un terreno dove vi erano abbandonati un porcilaio, un pollaio, un palmento, alcune casette. Il porcilaio lo abbiamo trasformato in salone, il palmento in cappella. Abbiamo fatto un gazebo, e oggi abbiamo anche una foresteria con cinquanta posti letto per i giovani. Ci sono campi di calcetto, e anche una piscina. Il prossimo 1 Maggio arriveranno disabili della città e volontari del CIRS, per trascorrere assieme alla Parrocchia questa festa. L’Oasi rimane sempre a disposizione di chi ne fa richiesta. L’estate scorsa, ad esempio, hanno pernottato due gruppi di evangelici di Sicilia, Calabria e Basilicata. E’ diventata, quindi, l’Oasi, anche un fatto ecumenico. E’ a disposizione di chiunque voglia fare esperienza di fraternità, di incontro, e soprattutto di formazione. Sono venuti catecumeni, focolarini, gruppi di Azione Cattolica, scout provenienti anche da Milazzo, Linguaglossa.

 

 

Permane ancora il problema della strada di accesso al Centro?

 

Purtroppo si. Dobbiamo attraversare, per arrivarci, il torrente Pace, nonostante combatto da quindici anni affinché il torrente venga completamente coperto. La copertura si è fermata poco prima dell’Oasi dove, per intenderci, anni fa ci fu la scomparsa durante l’alluvione del cingalese Simone Fernando. Basterebbe completare l’opera intervenendo su altri cento metri, sull’argine destro e sinistro e realizzare la passerella per passare in sicurezza. Purtroppo siamo ancora costretti ad attraversare la fiumara. Ma quando ci sono giornate particolarmente piovose, diventa un grosso problema. Qualche volta si è impantanata qualche macchina che abbiamo tirato fuori, grazie all’intervento di ruspe private. Ma per fortuna non è mai successo nulla di grave. Per il resto l’Oasi va tranquillamente avanti. A me non interessa farne un monumento, mi interessa che sia vissuta.

 

 

Per concludere vuole aggiungere ancora qualcosa?

 

Penso che la forza di questa Parrocchia è la disponibilità e la maturità dei laici. Qualche volta mi dicono: padre lei è fortunato, la sua è una Parrocchia ricca. Si, è ricca di carismi, è ricca di buona volontà, di persone che credono. La formazione per noi è fondamentale, soprattutto per i formatori. In questi fine settimana, ad esempio, avremo delle relazioni preparate dagli stessi laici. Ecco l’importanza della trasmissione di quell’amore di Gesù tra un papà, un giovane, una ragazza, che ti ha preso per la vita. Tutto questo detto tra laici, ha una presa diversa. Certe scoperte, fatte dai laici, ti riempiono il cuore. A me sacerdote perché è naturale; vuol dire che crescendoli il Signore mi ha dato la gioia di assistere a questo. Credo sia fondamentale che le Parrocchie  spendano tempo e denaro per la formazione. Lo stesso Benedetto XVI e il Cardinale Bagnasco, insistono sulla formazione. Una formazione politica legata alla formazione umana e cristiana. Tra le stesse parrocchie dovrebbe nascere questo rapporto. Piccoli passi sono stati fatti, ma ancora possiamo crescere.

 

 

A seguire un breve resoconto di questi venticinque anni di apostolato a San Gabriele dell’Addolorata di Padre Tonino Schifilliti.

 

 

 

 

SAN GABRIELE DELL'ADDOLORATA

STORIA DI UNA GIOVANE PARROCCHIA

 

 

Dietro sollecitazione del Parroco di San Gabriele dell’Addolorata, Padre Tonino Schifilliti,  vi raccontiamo brevemente alcuni passaggi significativi della breve e intensa storia di questa parrocchia della Nuova Panoramica dello Stretto, che proprio domani (2 Marzo) entra nel 26° anno dalla sua creazione.

Il Giubileo del venticinquesimo anniversario ha avuto il suo culmine giusto un anno fa, a ricordo di un giorno di grande gioia, quando nel 1985 l’allora Arcivescovo Mons. Cannavò , accompagnato da numerosi sacerdoti, davanti alle massime autorità, tra cui spiccava l’allora Sindaco Antonio Andò, dinanzi ad una folla immensa, celebra la Prima Messa nella nuova chiesa dedicata al giovane Santo passionista Gabriele dell’Addolorata. I cristiani della Nuova Panoramica hanno finalmente una casa e si attivano affinché la buona novella giunga ai tremila abitanti, inconsapevoli dell’enorme sviluppo che in vent’anni li porterà a duplicarsi. Nel 1986, nel fervore crescente che anima ed arricchisce la nuova chiesa irrompe il Rinnovamento nello Spirito, movimento che propone ai partecipanti un cammino di conversione continua guidati dallo Spirito Santo. Nello stesso anno nasce la filodrammatica “San Gabriele”, ad opera di un gruppo di adulti che, dando seguito a un desiderio del parroco, ha coinvolto e coinvolge tuttora tanti giovani e adulti in esperienze teatrali di successo. Composta da attori, scenografi, tecnici luci ed audio, registi, innamorati del teatro, mette in opera commedie di Scarpetta, De Filippo, Martoglio, Pirandello, e vari altri autori meno noti. Caratteristica della Filodrammatica rimangono, però, i recital di carattere spirituale.

Presenza preziosa e stimolante della comunità è la Caritas che, nata in sordina ad opera dell’Azione Cattolica, oggi coinvolge tanti volontari e ministri straordinari della Comunione. E’ presente sul territorio presso i malati nelle case e quelli ricoverati all’Ospedale Papardo, e si è adoperata, fin dalla nascita, a portare avanti iniziative caritative estese anche all’estero: un pozzo, una cella frigorifera, attrezzature di carattere ospedaliero e altri acquisti, in Africa; una casa-famiglia per orfani intitolata a Giovanni Paolo II e realizzata assieme alla parrocchia di Ganzirri e a tanti altri benefattori a Cernichov, in Ucraina, la cui inaugurazione avvenuta nel 2004 alla presenza di Padre Tonino e Padre Tanino Tripodo, ha segnato un momento di grande gioia per tutta la comunità. Dal 1990 ricordiamo anche la nascita della Corale parrocchiale.

Momento fondamentale nella storia di questi 26 anni è la nascita, fortemente voluta da Padre Tonino, su imitazione di quanto aveva visto a Milano, delle cellule parrocchiali di Evangelizzazione, necessarie vista la vastità del territorio da evangelizzare, appunto.

Infine, altro momento di grande rilevanza, l’avvio dell’Oasi “Madonna del Sorriso”, di cui il Parroco ne parla ampiamente nell’intervista a noi rilasciata. Della quale vogliamo solo aggiungere che rimangono da realizzare il caseggiato per i ritiri delle famiglie e la mansarda accanto alla Cappella. Ma considerata la fiducia che la comunità accorda ai sogni del suo parroco, non è difficile immaginarli già funzionanti.

Concludiamo questo breve excursus sulla storia di San Gabriele dell’Addolorata legata indissolubilmente al suo Parroco-fondatore Padre Tonino Schifilliti, con una citazione della signora Rosalia Simone D’Aliberti, dal cui lavoro, inserito nel calendario del Giubileo del 25° del 2010 abbiamo tratto questi passaggi, che recita così: “in ogni storia autentica vissuta con lo sguardo rivolto al cielo ciò che conta, infine, è l’amore che s’è dato”.